Volare basso
A me Gaetano Cappelli piace, e non solo perché è un mio conterroneo1, ma perché ha una voce fresca e riconoscibile tra gli autori italiani di oggi: sa essere ironico e intelligente ed evita sempre di cadere in buonismo, intimismo spicciolo e cose così.
Questa introduzione per dire che io, insomma, mi ritengo un suo fan, e da quando l’ho scoperto con Storia controversa dell’inarrestabile fortuna del vino Aglianico nel mondo2 sono stato ben contento che la Marsilio abbia iniziato a ripubblicare sue vecchie opere3 che erano state macerate prima che Cappelli venisse sponsorizzato da D’Orrico, così come sono stato contento di vedere sugli scaffali questo Volare basso, libro per la prima volta pubblicato nel novantaquattro, ma, ecco, possibile che dovessero fare un’edizione così sontuosa e — soprattutto — costosa4 solo perché sanno benissimo che ci sono fessi come me che la comprano al volo? Evidentemente sì, è possibile.
Ma comunque.
Per quanto riguarda il libro in sé dico subito che si è rivelato più o meno ciò che mi aspettavo: un’opera acerba che contiene in nuce5 gli elementi dei romanzi che avevo già letto. E infatti questi elementi ci sono tutti: la vita di provincia, i giovani ambiziosi, la ricerca del successo, il sesso. Ma soprattutto il sesso è presente, direi, in questo romanzo: se fossi uno fissato con il suddividere tutto in generi forse accosterei il libro più al genere erotico che altro, ma per fortuna non lo sono. I tre protagonisti, infatti, vivono avventure, intrecciando in più punti le loro esistenze, soprattutto di carattere erotico barra sentimentale, con numeri che non esito a definire anche molto poco credibili6 quando non spudoratamente7 esagerati.
Sostanzialmente l’aspetto che mi è piaciuto di meno del romanzo è proprio questo pensiero fisso, quasi ossessivo, dell’eros, che accomuna tutti e tre i protagonisti — se non proprio tutti i personaggi maschili del libro — e, purtroppo, li appiattisce, tanto che — soprattutto all’inizio — ho avuto difficoltà a distinguere l’uno dall’altro, dato che sembra che tutto ciò che facciano sia andare in cerca di fica e rimpiangere le occasioni sprecate8 in giovinezza.
Per fortuna, però, ho trovato la solita ironia di Cappelli, tanto nella scrittura quanto nelle beffe che il caso — o chi per lui — riserva ai protagonisti: in questo lo scrittore è rimasto immutato, come sempre gli piace inserire quei bei colpi di scena romanzeschi e improbabili che a me piacciono tanto.
Chiudo dicendo che, in ogni caso, sono contento di aver letto questo corposo volume caduto da tempo nell’oblio, e mi auguro che il prossimo inedito di Cappelli finisca nella cinquina del premio Strega, dato che non ha preso troppo bene l’esclusione del suo ultimo libro, per quanto — posso dirlo senza sembrare troppo snob? — io pensi che, alla fine, dello Strega ce ne possiamo anche altamente fregare.
In nuce.
- Ma sono disposto ad ammettere che questo influisce, ecco. [↩]
- Andate a rileggervi la bellissima barzelletta che inserii in una nota al post! [↩]
- Come non ricordare lo *stupendo* Parenti lontani? [↩]
- Ben diciassette euro e cinquanta per un libro di quindici anni fa, mica bruscolini! [↩]
- Mi piace un sacco dire in nuce, dovrei dirlo più spesso. In nuce. Innuce. Ahah! In nuce! [↩]
- Tipo: sono io che sono ingenuo o nella realtà è pressocché impossibile far venire una donna più volte di seguito usando solo un alluce e null’altro? Magari sarebbe interessante sviluppare un dibattito sull’argomento. [↩]
- È proprio il caso di dirlo! [↩]
- Spesso proprio occasioni sessuali, tanto per cambiare. [↩]



