Volare basso

» Scritto da Wick il 02/07/2009 alle 21:49  » 0 commenti
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More about Volare bassoA me Gaetano Cappelli piace, e non solo perché è un mio conterroneo1, ma perché ha una voce fresca e riconoscibile tra gli autori italiani di oggi: sa essere ironico e intelligente ed evita sempre di cadere in buonismo, intimismo spicciolo e cose così.
Questa introduzione per dire che io, insomma, mi ritengo un suo fan, e da quando l’ho scoperto con Storia controversa dell’inarrestabile fortuna del vino Aglianico nel mondo2 sono stato ben contento che la Marsilio abbia iniziato a ripubblicare sue vecchie opere3 che erano state macerate prima che Cappelli venisse sponsorizzato da D’Orrico, così come sono stato contento di vedere sugli scaffali questo Volare basso, libro per la prima volta pubblicato nel novantaquattro, ma, ecco, possibile che dovessero fare un’edizione così sontuosa e — soprattutto — costosa4 solo perché sanno benissimo che ci sono fessi come me che la comprano al volo? Evidentemente sì, è possibile.

Ma comunque.

Per quanto riguarda il libro in sé dico subito che si è rivelato più o meno ciò che mi aspettavo: un’opera acerba che contiene in nuce5 gli elementi dei romanzi che avevo già letto. E infatti questi elementi ci sono tutti: la vita di provincia, i giovani ambiziosi, la ricerca del successo, il sesso. Ma soprattutto il sesso è presente, direi, in questo romanzo: se fossi uno fissato con il suddividere tutto in generi forse accosterei il libro più al genere erotico che altro, ma per fortuna non lo sono. I tre protagonisti, infatti, vivono avventure, intrecciando in più punti le loro esistenze, soprattutto di carattere erotico barra sentimentale, con numeri che non esito a definire anche molto poco credibili6 quando non spudoratamente7 esagerati.
Sostanzialmente l’aspetto che mi è piaciuto di meno del romanzo è proprio questo pensiero fisso, quasi ossessivo, dell’eros, che accomuna tutti e tre i protagonisti — se non proprio tutti i personaggi maschili del libro — e, purtroppo, li appiattisce, tanto che — soprattutto all’inizio — ho avuto difficoltà a distinguere l’uno dall’altro, dato che sembra che tutto ciò che facciano sia andare in cerca di fica e rimpiangere le occasioni sprecate8 in giovinezza.
Per fortuna, però, ho trovato la solita ironia di Cappelli, tanto nella scrittura quanto nelle beffe che il caso — o chi per lui — riserva ai protagonisti: in questo lo scrittore è rimasto immutato, come sempre gli piace inserire quei bei colpi di scena romanzeschi e improbabili che a me piacciono tanto.
Chiudo dicendo che, in ogni caso, sono contento di aver letto questo corposo volume caduto da tempo nell’oblio, e mi auguro che il prossimo inedito di Cappelli finisca nella cinquina del premio Strega, dato che non ha preso troppo bene l’esclusione del suo ultimo libro, per quanto — posso dirlo senza sembrare troppo snob? — io pensi che, alla fine, dello Strega ce ne possiamo anche altamente fregare.
In nuce.

  1. Ma sono disposto ad ammettere che questo influisce, ecco. []
  2. Andate a rileggervi la bellissima barzelletta che inserii in una nota al post! []
  3. Come non ricordare lo *stupendo* Parenti lontani? []
  4. Ben diciassette euro e cinquanta per un libro di quindici anni fa, mica bruscolini! []
  5. Mi piace un sacco dire in nuce, dovrei dirlo più spesso. In nuce. Innuce. Ahah! In nuce! []
  6. Tipo: sono io che sono ingenuo o nella realtà è pressocché impossibile far venire una donna più volte di seguito usando solo un alluce e null’altro? Magari sarebbe interessante sviluppare un dibattito sull’argomento. []
  7. È proprio il caso di dirlo! []
  8. Spesso proprio occasioni sessuali, tanto per cambiare. []

Intervista ad un brutto libro

» Scritto da Wick il 23/06/2009 alle 14:36  » 1 commento
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Bentrovati su questa nostra piccola e modesta porzione di interweb! Oggi ho qui con me un ospite molto speciale: un brutto libro, che ha deciso di rimanere anonimo.

Benvenuto.
Grazie, era da molto che desideravo essere ospite nel vostro sito.
Davvero?
No.
…ma lo sa che è proprio simpatico?
Davvero?
No.

Ahem. Dunque, cominciamo: lei cosa fa nella vita?
Sono un libro. Per la precisione un brutto libro, anzi.
Come si è trovato a fare il brutto libro, scusi?
Beh, non è stata una scelta. Nessuno di noi libri sceglie mai, in realtà: dipende da un sacco di fattori esterni come chi ci scrive, quando ci scrive, se vuole vendere o meno eccetera eccetera.
E perché ha deciso di concedere questa intervista in forma anonima?
Andiamo, non è che posso venire qui con il mio titolo in bella vista a dire che sono un brutto libro: chi mi comprerebbe più, poi?
Giusto.
Sa cosa succede ai libri che non vendono? Vanno al macero!
E questo succede spesso con i libri brutti?
Altroché! Ma anche con i libri belli accade di frequente.
Lo immagino. Come sono i rapporti tra voi libri?
Guardi, le posso parlare solo di esperienze personali: io frequento solo altri libri brutti, i bei libri in genere si sentono troppo superiori per mischiarsi a noi. Ma io li capisco, probabilmente sarei il primo a comportarmi così se avessi avuto la loro fortuna. Quello che non sopporto, invece, è vedere libri brutti che si sentono belli, e allora si danno delle arie esagerate: sono ridicoli, e giustamente finiscono per essere soli dato che i libri belli non li vogliono certo tra i piedi, e quelli brutti non se li riprendono indietro dopo esser stati schifati.
Scusi l’ingenuità, ma, esattamente, chi decide se un libro debba essere considerato brutto o bello?
Eh, questa è una bella domanda. Diciamo che dipende dal caso. Spesso è semplice identificare un libro brutto: quando vedi un libro che vorrebbe parlare di cose importanti (filosofia, morte, psicologia, politica eccetera) ma lo fa all’acqua di rose, sai già che quello è un libro brutto.
Si riferisce per caso ai libri di Coelho e simili?
Questo l’ha detto lei.
Ma non è sempre così semplice, giusto?
Infatti. Posto che la maggior parte dei libri sono brutti (pensi solo alle migliaia e migliaia di libri pubblicati ogni anno, quanti di questi possono essere anche solo meritevoli di esser letti? Ecco, pochi), a volte capita che un bel libro venga scambiato per brutto ad una sommaria analisi. Per esempio accade che un libro tratti un argomento trito e ritrito, ma in maniera originale e innovativa, e allora puoi accorgertene solo leggendolo, ma in un primo momento puoi fartene un’idea diversa.
Certo. E accade anche il contrario? Che ci siano cioè libri brutti scambiati per belli, intendo.
Questo è molto frequente, soprattutto quando non si ha ancora occhio. Ci sono casi eclatanti di libri che ci si aspettava fossero bellissimi, magari perché provenienti da uno scrittore competente eccetera, si presentano come favolosi, grazie anche alle astute campagne di marketing, e poi invece sono una ciofeca.
Può farci qualche titolo?
Mah, così sue due piedi mi vengono in mente L’anno luce di Genna e Non mi ami ancora di Lethem, per dire. Ma potrei farle davvero tanti esempi.
Un’ultima domanda e poi la lascio andare: ci può dire il nome del suo autore?
No, mi spiace, proprio non posso.
Ok, allora ci può almeno dire se è il nuovo libro di Pynchon in uscita negli USA?
Su questo può stare tranquillo: non sono un libro di Pynchon.
Meno male. Grazie.
Grazie a lei.

Fletto i muscoli e sono nel gioco

» Scritto da Wick il 22/06/2009 alle 12:58  » 3 commenti
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Oggi, pagando appena due euro e venticinque centesimi, sono entrato in possesso di questo:

More about Appuntamento con la morte

Se non sapete cosa sia, compiango la vostra triste infanzia: è un librogame, e appena l’ho visto assieme ad altri suoi compagni nella vetrina di una cartoleria di Bari mi sono sentito catapultare indietro nel tempo, neanche se avessi mangiato un dolcetto francese dal nome di una ragazza.

Ce n’erano un paio di decine, e avidamente li ho guardati tutti per scegliere quale fare mio e portare correndo a casa. Constatato che la mia collana preferita (Lupo solitario) era purtroppo del tutto assente, ho scartato tutta la roba fantasy (che mi ha abbastanza rotto le palle, a dirla tutta) e ho arpionato questo Appuntamento con la M.O.R.T.E., di cui mi ha conquistato la quarta di copertina:

In questo libro il protagonista sei tu.
Sei il prodotto di un esperimento di ingegneria genetica, un supereroe che ha deciso di mettere i suoi poteri al servizio dell’umanità. Titan City, una metropoli tentacolare dove si nascondono i peggiori criminali, è lo sfondo dove si svolgono le tue imprese: questa volta devi impedire il raduno di M.O.R.T.E., un’organizzazione di criminali che ha come fine la distruzione del mondo civile.

Ora sono un supereroe e a colpi di dadi e matita devo sgominare una malvagia organizzazione criminale, quindi scusatemi se chiudo qui il post: la brava gente di Titan City ha bisogno di me.

Avete torto

» Scritto da Wick il 16/06/2009 alle 15:27  » 0 commenti
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Avete torto se pensate che la morale cattolica dovrebbe essere estesa a tutti i cittadini italiani, così come avete torto se credete che un cattolico abbia più diritto di un ateo, di un musulmano, di un induista o chissà che altro di apporre i propri simboli religiosi in luoghi pubblici. E avete torto anche quando dite che non è importante la discussione sui crocefissi nelle aule scolastiche o nei seggi elettorali (che sono la stessa cosa, ma vabbè).
Avete torto se confondete rumeni e rom, ma avete ancora più torto se pensate che rumeno e rom siano sinonimi di delinquente. Avete torto se credete che gli immigrati vengano qui a rubare il lavoro o a stuprare le nostre donne, così come avete torto se anziché leggere le statistiche vi basate su quello che sentite in televisione, e quindi non sapete che il 90% degli stupri sono commessi da italiani.
Avete torto se pensate che tutto l’affaire Noemi sia una vicenda privata di Berlusconi che non ha alcuna rilevanza politica, e allo stesso modo avete torto se pensate che insistervi sia pruriginoso e fine a se stesso. Avete torto a credere che le foto a Villa Certosa siano un’illegittima invasione nella privacy di privati cittadini, e avete torto a pensare che il divorzio di Berlusconi non ci riguardi.
Avete torto quando pensate che le varie agitazioni in seguito alle leggi vergogna siano solo inutili allarmismi di un’opposizione stanca e senza argomenti, ma avete torto anche se siete di quelli che «Non è il caso di agitare gli spettri di dittatura o fascismo, che quelle sono cose serie».
Avete torto a credere che non valga la pena votare perché tanto tutti i politici sono la stessa cosa: pensate di dare così il vostro dissenso, ma avete torto perché è solo che non avete voglia di informarvi — o non siete capaci di farlo — e non vi rendete conto che così legittimate le persone già al potere, quindi non portate alcun miglioramento neanche per sbaglio.
Avete torto marcio se credete che gli omosessuali possono fare quello che vogliono, però a casa loro, che non debbano avere diritti come coppie e che dovrebbero vivere emarginati e ghettizzati.
Avete torto, infine, se pensate che questo post sia un’idea mia, e non uno sfogo ispirato ad un grande pezzo dei NOFX.

Avete torto, e probabilmente non lo saprete mai.

Tempi bui

» Scritto da Wick il 14/06/2009 alle 19:52  » 2 commenti
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Sì, ecco, buonasera a tutti. Ammesso sia rimasto qualcuno dopo questi due muti mesi.
Io volevo dire una cosa: volevo dire che io lo capisco, l’uomo comune. Quello per strada, quello che ha votato Lega o Berlusconi Presidente. Sì, lo capisco — non lo stimo di certo, ma lo capisco. Quell’uomo è confuso, spaesato, vessato dalla crisi, non capisce cosa dovrebbe fare e perché. Poi guarda la tv e sente gente che parla di questione morale, di pericolo per la democrazia, di notte della repubblica e — diciamolo — si annoia. Poco dopo c’è un tizio che urla che i clandestini devono stare a casa loro, un altro che dice che non ha mai avuto rapporti piccanti con quella minorenne, e non solo capisce cosa dicono, ma gli sembra anche sensato.
A questo proposito ricordo un episodio di qualche tempo fa, quando l’ONU, attraverso il commissario per i rifugiati, bacchettò l’Italia sul suo comportamento birichino nei confronti degli immigrati. Ero in pizzeria e vicino a me un ragazzo sui venticinque anni stava leggendo uno di quei giornali gratuiti, quando si gira scandalizzato verso il pizzaiolo e dice in un dialetto italianizzato: «Hai letto qua? Il capo dell’Europa ha detto che dobbiamo mettere i clandestini nell’asilo!». Quest’uomo, per esempio, io l’ho capito subito: mi sono immaginato i bambini in grembiulino1 che fanno merenda mentre accanto a loro un trentenne del Senegal lo guarda con occhi bramosi e affamati, e anche io ho compreso subito che questi comunisti sono fuori di testa a progettare cose del genere.

Qualcuno dovrebbe avere il compito di spiegare a quel buon uomo, e ai suoi simili, che la cosa non funziona esattamente così. Ma chi lo fa? Chi è che si rivolge a lui ad un livello per lui comprensibile a parte la Lega e Berlusconi Presidente? È su questo terreno che questa destra ignobile vincerà sempre, sulla comunicazione con la base. L’opposizione a chi ha relegato questo compito? Tutti e nessuno: tante voci, nessuna posizione. In effetti qualche passo avanti in questa direzione l’ha fatto2 Franceschini, che ha imposto una ed una sola linea. Ma non basta, perché oltre alla semplificazione ci vuole chiarezza, ci vogliono discorsi più terra terra. Certo, ho scoperto l’acqua calda se sto qui a dire anche io che ci vuole un leader carismatico per il centro-sinistra tutto3 da opporre alla destra, ma cos’altro si può fare?

In realtà uno che parla chiaro in opposizione al governo e per questo ha molti consensi c’è: Beppe Grillo. Un suo vaffanculo vale più di dieci comizi di Franceschini, e un motivo c’è. No, non dico che si dovrebbe candidare Grillo, né che dovremmo prenderlo a modello, dato che rispondere al populismo con altro populismo è, di fatto, entrare in un gioco troppo facile da perdere, ma che andrebbero analizzate le reazioni a ciò che dice e cercare di capire cosa le fa scattare, sia che dica cose giuste sia che dica minchiate.
La semplice verità, che hanno capito tutti, è che questa classe dirigente ha fallito, e come viene ripetuto da anni si dovrebbe dimettere in blocco. Non funziona, gli italiani l’hanno bocciata più e più volte e non è servito a nulla. E stiamo attenti a non farci abbindolare anche questa volta dal contentino della Serracchiani, che non è certo la prima volta che usano la strategia di fingere di darci qualcosa per poi restare lì a fregarsi le mani sulle poltrone: ricordate quanto era bello fare i girotondi? Ecco, ce li hanno fatti fare e son rimasti lì tranquillamente. Chi gliela fa fare ad andarsene, se non li scacciamo noi? Certo, non è facile quando anche di fronte all’ultima devastante sconfitta elettorale, nonostante Berlusconi Presidente abbia fatto di tutto per perdere consensi, loro si dicono soddisfatti del risultato. Cosa bisogna fare per non farli sentire soddisfatti, mettergli dei fiammiferi fra le dita dei piedi mentre dormono e poi accenderli?

Ok, questo post che voleva essere un’analisi propositiva è diventato uno sfogo delirante, ma proviamo a tirare le fila del discorso: ci vuole un leader nuovo, presentabile, irreprensibile, che sappia parlare alle masse e riesca a diventare un’icona del centro-sinistra unendo valori, tradizioni e innovazione. Nessuna idea?
Io una proposta, da parte mia, ce l’avrei:

superman_red_son

Veramente vivo in tempi bui.

  1. Si mette ancora il grembiulino all’asilo, vero? []
  2. Brrr! []
  3. E no, non ce lo vedo Bersani in questo ruolo. []

Panico! al supermercato

» Scritto da Wick il 09/04/2009 alle 12:52  » 10 commenti
» Categorie: avanzi, tag:

Immagino che questo post piacerà a Giorgio.
Che oggi ero al supermercato X giusto per comprare delle mozzarelle e il pane, così, solo che ovviamente mi sono fatto tentare da qualche offerta. Faccio la fila per pagare, sbagliando come al solito i miei calcoli e inserendomi nella coda che si rivelerà quella con l’attesa più lunga, e, dopo aver battuto il totale, la cassiera mi fa:
«Hai la tessera X?»
«No», faccio io sovrappensiero, non sospettando nulla del dramma che stava per prendere luogo.
«E quand’è che te la fai visto che stai sempre qua?» ribatte lei, con un risolino.1

Panico. Fisso la cassiera negli occhi e so di avere uno sguardo terrorizzato: sono stato notato. E anche male, dato che quello non è il mio solito supermercato, ma quello in cui ripiego quando ho fretta.
Come mi pare di aver già scritto, io ho il bisogno di sentirmi invisibile: se i negozianti mi riconoscono come un habitué sto male, mi sento esposto, in pericolo, allo scoperto. Per questo preferisco i megastore anonimi, dove è più difficile diventare il cliente abituale con cui, per qualche motivo a me ignoto, si devono scambiare due chiacchiere.
E poi c’è la tessera: perché non mi faccio la tessera? Oh, cara commessa brutta e antipatica che mi dai del tu perché sei una zoticona, quanto vorrei spiegarti che non faccio tessere ad alcun supermercato perché: no, grazie, non ho alcuna voglia di finire schedato nei vostri database come consumatore n. Y, di modo che poi sappiate di me tutto quello che c’è da sapere per voi: quando sono costipato, quando sono in vena di frutta, quando riempio il cestino di schifezze perché mi sembra un buon metodo per riempire il vuoto di questa vita. Lo capisci, tutto questo, cara commessa cafona? Chissà!
Ma anche se riuscissi a capire tutto ciò sono sicuro che aguzzeresti la vista, riducendo gli occhi a due fessure, e mi chiederesti come mai, allora, posseggo la Carta Più della Feltrinelli. Ebbene, mia cara commessa impicciona, prima di tutto fatti i cazzi tuoi, ma poi cosa vuoi saperne tu? È una cosa diversa. Cioè, sì, sono sempre schedato nel database della Feltrinelli, ma gli sconti sui libri mi servono molto di più degli sconti sul cibo, e sono anche di gran lunga più vantaggiosi. Ma soprattutto, ovviamente, la Carta Più l’ho fatta con un nome falso, ché tanto loro mica stanno lì a controllare come ti chiami. Questo non risolve il problema dei dati sensibili, ma almeno mi fa sentire più protetto.

Ho pensato tutto questo e molto di più, in quei pochi secondi che mi hanno visto inebetito e incapace di rispondere alla tua domanda imbecille, e vedendomi impossibilitato a parlare hai pensato bene che la cosa migliore fosse sorvolare e, con un’alzata di spalle, dire:
«Guarda che io lo dico per te, mica per me».

Sì, certo. Bel tentativo da principiante.

  1. Il risolino potrei essermelo inventato io. []

They’re stupid and contagious

» Scritto da Wick il 05/04/2009 alle 11:24  » 3 commenti
» Categorie: avanzi, tag:

Per dire, io sono uno stronzo – o meglio, a volte so esserlo: in linea di massima sono un bravo ragazzo tutto educato e rispettoso e perbene eccetera, però, ecco, quando mi gira la ciribiricoccola posso avere reazioni più o meno adeguate. Oggi mi sono trattenuto, purtroppo.
Domenica mattina, suona il campanello: io sono ancora in pigiama ma mi precipito ad aprire perché – senza alcun reale motivo – immagino che sia la ragazza che abita al primo piano e che mi saluta e mi sorride sempre quando ci incrociamo nel portone e io sono troppo impacciato per fare qualcosa che non sia rispondere al saluto mugugnando mentre mi studio con attenzione la punta delle scarpe.1 E invece ovviamente mi trovo davanti dei testimoni di Geova. Io in genere sono il tipo di persona che, davanti ai testimoni di Geova, mette subito in chiaro di non essere interessato ad alcunché perché non crede in alcun dio, non è battezzato, si masturba regolarmente con una certa soddisfazione eccetera, ma anziché abbreviare la visita questa si dilunga comunque e si trasforma in una lunga disquisizione su quello che sta scritto in un best seller fantasy che io mi guardo bene dal leggere.
Oggi, quindi, probabilmente perché ero anche deluso quando ho visto che a suonare non era stata la ragazza del primo piano ma una vecchietta bassa e grinzosa, ho provato a prendere subito il volantino senza fare storie e mandare via quella fastidiosa forma di vita che ha interrotto la mia colazione, quando sono stato colpito dalle prime parole che ha detto:
«Il 9 aprile commemoriamo la morte del salvatore!»
Sarebbe stato divertente se avessi detto davvero la prima cosa che mi è venuta in mente, e cioè:
«Vi sbagliate: è oggi l’anniversario della morte di Kurt Cobain, non il 9 aprile»
E invece ho risposto con una serie di grugniti per farli sloggiare il prima possibile, anziché addentrarmi in flame riguardo il loro amico invisibile.

Oh well, whatever, nevermind.

  1. Oh, ragazza del primo piano che ti ricordi persino il mio nome da quell’unica volta che abbiamo parlato quando ci siamo conosciuti ad una festicciola tre o quattro anni fa, io ero sicuro che stamattina fossi tu e fossi venuta a dirmi che hai lasciato quel puzzone del tuo ragazzo – che mi sembra una gran brava persona, in realtà – per poter passare felicemente il resto della tua leggiadra vita con me. []

Watchmen, un po’ dopo

» Scritto da Il Signor Carlo il 12/03/2009 alle 13:01  » 7 commenti
» Categorie: filmfumetti, tag:

Dunque1: questo post non doveva esserci. Avevo scritto quell’altro apposta per non scrivere questo, ma tant’è. È che voglio ribadire, mettere per iscritto, che Watchmen, il film, sia chiaro, è brutto. Almeno per me. Wick penso la pensi diversamente.

Tutto quello che avrei dovuto scrivere in questo post e che probabilmente non scriverò, o lo scriverò in forma ultra ridotta, l’hanno già scritto, molto meglio di quanto avrei potuto fare e farò io, loro, qui:

Quindi, ok, io avrei voluto scrivere quelle cose. Già, di entrambi. Vuol dire che io da solo sono più intelligente di loro due messi assieme? Forse. Probabilmente no però, caro ilSignorCarlo, mi spiace. E va beh. Però concordo perfettamente con loro.

Riassumendo, perché so che nessuno (o solo qualcuno di voi) leggerà quei post, Watchmen-il-film non è all’altezza (per usare un eufemismo) di Watchmen-il-fumetto. E non sarebbe mai potuto esserlo. “E, va beh, tu hai i pregiudizi”, dirà qualcuno. Sì, li avevo. Ma in effetti, fra post vari, recensioni positive e quella bellissima sequenza iniziale del film stesso2, tutto era stato spazzato via. Nemmeno un barlume di “pre” ad intaccare il mio giudizio. E in effetti il primo tempo non mi stava dispiacendo nemmeno così tanto. Ma no, non basta. Forse opere del genere sono infilmabili. O forse Zack Snyder non ne ha la capacità intellettuale e basta. Inutile. Sono anche stanco di sentir dire che “eh, ma era u-gua-le al fumetto, tavola per tavola”. Sai che sforzo. Al visionario Zack è bastato sfogliare il fumetto e seguire le istruzioni.

  1. Inquadra la spilletta da molto, mooolto vicino e dall’alto, di modo che il giallo invada lo schermo.
  2. Allontana la telecamera lentamente, in salita, seguendo il profilo del palazzo.
  3. Fai come se il percorso della spilletta venisse fatto a ritroso praticamente.

E così via. Meglio di un manuale dell’Ikea. Probabilmente questo è stato anche il più grosso errore: sfidare quel genio di Alan Moore sul suo terreno, sulla sua storia. Persa in partenza, la sfida. Non c’è scampo. E non ditemi che devo guardare il film a prescindere dal fumetto, che sono due cose diverse. No, non lo sono. Come dice blueblanket nel post che ho segnalato poco fa, Arancia-Meccanica-film e Arancia-Meccanica-libro sono due cose diverse e l’una prescinde dall’altra. Forse si completano pure, a vicenda, ed entrambe hanno uno spessore intellettuale immenso. Non è questo il caso. Il film non prescinde affatto dal fumetto, ma lo rincorre, con fatica, senza riuscire a stargli dietro. Arranca ovunque, tranne dove fa di testa sua e segue un’altra strada, ovvero: sequenza iniziale e finale cambiato. Entrambi apprezzati. Per il resto, fallisce miseramente. Fa troppa leva sugli effetti speciali, enfatizzando ogni dettaglio, rendendo tutto ultra-spettacolare, con combattimenti epici, atti eroici ecc. Imbellisce là dove dovrebbe imbruttire. E certe cose sullo schermo proprio non funzionano. C’è poco da fare. Continuo a pensare che Laurie, a letto con John, che mugola “mmh, mi sembra di leccare una pila elettrica” sia estremamente ridicolo al cinema3. Lo dice anche nel fumetto, ok, ma il mezzo sono diversi: la resa è diversa. Lo stesso dicasi per tante altre scene. Moore è padrone del suo mezzo, del fumetto; Snyder non lo so, forse sì, ma qui dimostra di non esserlo.

Ah, dimenticavo: il post che avete appena letto potrebbe contenere spoiler4.

  1. sbaglio o alle elementari mi dicevano di non iniziare mai un post niente con “dunque”? []
  2. ebbene sì, anch’io ho un cuore []
  3. a meno che non si stia guardando un porno-sci-fi []
  4. naah, scherzo. []

Indie

» Scritto da Wick il 09/03/2009 alle 14:52  » 4 commenti
» Categorie: avanzi, tag:

Si sta come nel pogo
sulle borse le spillette.

The Wrestler

» Scritto da Wick il 07/03/2009 alle 1:10  » 5 commenti
» Categorie: film, tag:

The WrestlerIl giorno in cui tutti vanno a chiedersi chi sorveglia i guardiani, io al cinema ci vado per vedere Mickey Rourke sanguinare. Non perché abbia voluto snobbare quello che, per ogni appassionato di letteratura disegnata, è indiscutibilmente il film del week end1, ma perché non ne ho avuto la possibilità materiale. E dunque ho dovuto ripiegare sulla pellicola di Darren Aronofsky. Ho usato il verbo ripiegare non a casaccio: guardavo con molto sospetto a questo film – vuoi perché il wrestling è una cosa che mi è sempre stata sul cazzo, vuoi perché ad Aronofsky non ho mai perdonato di aver avuto successo con un’opera che per me è semplicemente inguardabile2.
Così sono entrato in sala con il muso lungo, mentre pensavo a Roscharch, ma tempo due minuti ed avevo già il cuore in gola. Prima scena, dopo i titoli di testa introduttivi: un match di wrestling, ed è una bomba. È come assistere ad un’esibizione di magia e intanto guardare i trucchi del prestigiatore: riusciamo a goderci il trucco, l’impegno di chi lo realizza e l’entusiasmo della folla. E così io, mai appassionato a quella roba, mi sono ritrovato – e qui dovete credermi sulla parola – ad un millesimo di secondo dal battere le mani, così, da solo, nel mezzo del cinema, alla – ovviamente prevedibile – fine del match. Non mi fossi ricordato all’ultimo istante di essere in una sala buia e silenziosa, sarei saltato sulla sedia urlando con la platea3 «THE RAM! THE RAM! THE RAM!».
E poi i ritmi subito calano, le luci si abbassano, i medici disinfettano e puliscono: Rourke, stanco e amareggiato, inizia a metter su un personaggio coi controcazzi. Perché probabilmente è proprio questo personaggio, grazie alla bravura di chi l’ha interpretato, a far brillare un film che, dal punto di vista della sceneggiatura, si attiene al classico canovaccio del racconto sportivo barra agonistico.
Randy “The Ram” è vecchio, provato, solo. Ma soprattutto, è lontano dalla sua casa – gli anni ‘80 – e si ritrova invece in un mondo che non capisce e che non vuole: questi cazzo di anni Zero. Per questo, per quanto ci provi a buttarsi nella “vita reale”, il vecchio lottatore non può che tornare sempre su quel ring dove è ancora riconosciuto, amato, idolatrato da migliaia di fan.
Ma il film non parla solo di questo: parla anche dei fan, ovvero degli americani. Anche loro – o almeno quelli che seguono gli incontri di wrestling – sono (consapevolmente o meno) rimasti nel passato rassicurante quanto finto: vogliono vivere in un mondo in bianco e nero in cui gli americani sono buoni, belli e corretti, e i tizi con il turbante in testa sono cattivi, antipatici e sadici. È questa forma di rassicurazione, questa divisione netta e indiscutibile tra il bene ed il male – dove il bene vince sempre – che attira la folla agli spettacoli.
Aronofsky illustra tutto questo, e lo fa con la confidenza di un narratore umile, uno che sa che non ha bisogno di strafare per tenere alta la concentrazione del pubblico pagante. E se qualcuno, alla fine del film, mi avesse detto che il tema principale della storia era il wrestling, io l’avrei guardato stupito e avrei risposto che non me n’ero per nulla accorto.

  1. Magari anche dell’anno. []
  2. E questo lo scrivo sapendo benissimo che rischio di attirarmi le ire di un sacco di bella gente: pazienza. []
  3. Filmica, s’intende. []